Un po' di storia

Le origini di questo castello risalgono al XIII secolo, e fu prima dei Marchesi di Saluzzo, poi dei Savoia Acaja, poi dei Savoia Racconigi, estinti i quali passò al Carignano.

Intorno al 1650, quando il castello faceva ormai parte dei possedimenti del principe Tommaso di Savoia-Carignano, l'ingegnere ducale Carlo Morello realizzò un progetto in cui per la prima volta ci si proponeva di ristrutturare l'edificio, rendendolo adatto alle nuove esigenze di residenza principesca.

Fino a quel momento, infatti, la struttura aveva conservato i caratteri del castello medioevale, con un impianto quadrato a corte chiusa e quattro torrioni angolari. Il progetto di Morello, che prevedeva di sfruttare lo spazio esterno compreso tra le torri angolari del lato sud per realizzare nuovi ambienti residenziali, non venne però attuato, ed un deciso impulso alla trasformazione della struttura venne soltanto con il successore del principe Tommaso, il figlio Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia-Carignano. Questi, un personaggio di altissimo livello culturale e politico, stabilì la propria residenza abituale nel castello, e promosse tutta una serie di lavori che interessarono il castello ed il parco.

In particolare, l'abate Guarini fu incaricato di costruire quello che diventerà il Palazzo Carignano e di ristrutturare il Castello di Racconigi.

Nel 1669 un primo progetto di Tommaso Borgonio proponeva la copertura della corte interna, da cui doveva derivare un salone centrale visto come nucleo della nuova struttura; un vasto cortile sul lato meridionale dveva porsi tra il castello e la città, mentre un doppio loggiato era destinato a racchiudere il giardino.

Un'altra ipotesi che puntava ad esaltare i valori simbolici della residenza dei principi fu proposta dall'architetto Carlo Emanuele Lanfranchi, intorno al 1671, per la sistemazione della zona antistante il castello: essa prevedeva l'abbattimento di una ampia fetta di edifici per fare posto ad un cortile quadrato, di fronte al quale si doveva sviluppare una grandiosa piazza porticata, con due chiese contrapposte.

Tutti questi progetti rimasero sulla carta, e non portarono a reali mutamenti nelle strutture dell'edificio; anche la veduta di Racconigi che compare nel Theatrum Sabaudiae (1682) rappresenta il castello in un assetto che esso non ebbe mai nella realtà. Il primo reale intervento di ristrutturazione fu quello eseguito su progetto del grande architetto Guarino Guarini, che negli stessi anni operava su incarico dello stesso Emanuele Filiberto anche per il suo palazzo torinese, palazzo Carignano. Nei disegni guariniani è chiarissima l'insistenza sullo sviluppo delle due facciate, che dovevano espandersi con l'inserimento, al posto dei torrioni medioevali, di ampi padiglioni laterali.

La parte effettivamente realizzata è quella settentrionale, verso il giardino, con la facciata e i due padiglioni, mentre sul lato verso l'abitato rimaneva il prospetto medievale, ormai sproporzionato rispetto allo sviluppo del salone centrale, in una situazione di cui è rimasta memoria in una incisione di Tasnière del 1711. Dopo la morte di Emanuele Filiberto, nel 1709, vi fu una certa stasi negli interventi sul castello: bisogna attendere la metà del Settecento per assistere ad una ripresa di interesse da parte dei committenti.

Nel 1755, infatti, il principe Luigi Vittorio di Savoia-Carignano diede incarico all'architetto Giovanni Battista Borra di completare la facciata verso l'abitato e reinterpretare la struttura del salone centrale, da lui risolta nelle forme ancora oggi visibili. Borra contribuì alla crescita della struttura e della sua decorazione apportando i dati di una precoce cultura neoclassica, che gli derivava dall'aver partecipato come architetto e rilevatore alla spedizione archeologica dell'inglese Robert Wood in Siria.

Verso la fine del 1700, fu curato l'immenso parco, impreziosito con piante e animali rari, ornato con innumerevoli statue, movimentato con numerosi giochi d'acqua, con un lago che all'epoca aveva una superficie di 12.000 mq. Nello stesso periodo vennero anche fantasiose costruzioni immerse nel verde: una moschea, una chiesa gotica, la casa del pescatore, l'isola dei cigni, il tempio e la grotta di Mago Merlino.

Alcuni ambienti mantengono ancora oggi l'impostazione e la decorazione settecentesca: l'ampio Salone d'Ercole, con i sei gruppi scultorei di Giuseppe Bolina inseriti nelle nicchie, la successiva Sala di Diana (che prende il nome dal soggetto degli stucchi dello stesso Bolina), l'appartamento cinese, dove l'esotismo del tardo Settecento configura gli ambienti con pregiate carte dipinte.

Nel 1831, con l'ascesa al trono del ramo cadetto e l'inizio del regno di Carlo Alberto, il castello di Racconigi entrò a far parte del Regio Demanio, e l'attenzione dedicata dal sovrano al castello contribuì a darne un'immagine che è quella ancora oggi preminente. Egli affidò a Pelagio Palagi la direzione dell' arredo del castello, mentre alla gestione del cantiere fu preposto l'architetto di corte Ernest Melano.

Questi, con il suo intervento, rispose alla necessità di ampliare le possibilità residenziali del castello con i due corpi di fabbrica laterali che, sviluppandosi soltanto su due piani, congiungono il prospetto verso il parco e quello verso l'abitato, creando due cortili.

NOtevole il fatto che il parco nel 1834 si arricchisca di una singolare costruzione, la Margheria, sorta per ospitare i marghé (malgari) che producevano latte e formaggi nella tenuta.

Palagi, dal canto suo, attuò una vera e propria reinvenzione formale degli ambienti, attraverso il gusto eclettico che egli, attraverso il disegno, riusciva a dettare ad una serie di collaboratori, specializzati nelle diverse tecniche (si vedano gli ambienti tuttora più legati a questa stagione decorativa, come ad esempio la Sala dei Dignitari, il Gabinetto Etrusco o il Bagno di Carlo Alberto).

Il gusto ottocentesco di reinterpretazione degli stili trova una sua precisa applicazione anche nelle costruzioni di servizio inserite nel parco, come la Margaria e le Serre, realizzate dal collaboratore del Palagi, l'architetto Carlo Sada. Il complesso del castello e del parco di Racconigi, abitato dai Savoia sino al 1946 (si vedano gli appartamenti al secondo piano nobile), è stato acquisito dallo Stato solo nel 1980; esso conserva una interessantissima collezione di ritratti legati alla genealogia sabauda, oltre alla serie di vedute delle diverse residenze extraurbane.

Il parco viene considerato parte integrante dei progetti che di volta in volta riguardano lavori sulla residenza. È in particolare con l'intervento di André Le Nôtre, il più importante progettista di giardini del Barocco, che il parco assume una sua precisa fisionomia, con una sistemazione ad aiuole digradanti e viale centrale.

Nel 1746 Luigi di Carignano ne affida la cura allo specialista francese Michel Benard, in collaborazione con il giardiniere Giovan Battista Bernardi; il loro intervento mantenne in gran parte il taglio scenografico del giardino "alla francese", che venne invece ridiscusso nei successivi interventi di Giacomo Pregliasco (1787) e soprattutto di Xavier Kurten, nominato direttore del parco nel 1820.

Nell'Ottocento il parco sarà caratterizzato dalla varietà della vegetazione (con piante di alto fusto), dalla tortuosità dei percorsi e dalla mutevolezza dei punti di vista, sviluppandosi in seguito anche con colture specializzate ed interventi di ingegneria nella realizzazione dei ponti sui corsi d'acqua.

Nonostante il lungo periodo di abbandono, ha mantenuto questa fisionomia fino ai nostri giorni.




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