Un po' di storia

Il Parco regionale La Mandria è un'importante realtà protetta situata a pochi chilometri dal centro di Torino. In un ameno paesaggio bucolico convivono liberamente o allo stato semi brado diverse specie di animali selvatici e domestici. Il Parco è situato nella Valle della Stura di Lanzo, allo sbocco della Val Ceronda, proprio sopra un terrazzo fluviale che risale alla glaciazione Riss.
L'ambiente è prevalentemente costituito da una foresta che, nonostante le modifiche, rappresenta il più indicativo relitto di foresta planziale, la stessa che parecchi secoli fa ricopriva l'intera pianura padana. Vi si trovano farnie, carpini, noccioli, ma anche roveri e robinie.
Il sottobosco è caratterizzato dalla presenza di specie abbastanza rare come il giaggiolo soberiano o la genziana mettimborsa, o da piante tipicamente montane come la campanula agglomerata, il narciso selvatico o il trifoglio.
La fauna è ricca di mammiferi, tra questi il cervo, il cinghiale, la volpe, la lepre e numerose specie di roditori. La presenza del cinghiale e del cervo ha avuto un forte impatto sull'ecosistema, tanto che per gestire una situazione divenuta insostenibile per il numero smodato di esemplari si sono dovute adottare misure estreme come l'abbattimento di numerosi capi.
Tra l'avifauna si segnala la presenza dell'airone cenerino, della cicogna bianca, del falco pescatore e del germano reale, mentre tra i rettili si trovano lucertola muraiola, ramarro, biscia dal collare e vipera comune. La zona è interessante anche dal punto di vista architettonico.
Tra gli edifici che si trovano all'interno della tenuta, il Castello della Mandria è il frutto di diverse fasi costruttive; voluto da Vittorio Amedeo II e progettato dallo Juvarra nel 1713, non ha mai assunto a funzioni di rappresentanza. Il castello concepito come luogo di sosta durante le battute di caccia dei Reali e per l'allevamento dei cavalli, da cui appunto deriva il nome del Parco.
Si possono visitare i Cantieri e gli Appartamenti Reali, fatti rinnovare da Vittorio Emanuele II nella metà dell'Ottocento. Dal 1976 la tenuta è di proprietà della Regione. Al suo interno alcune cascine sono esempi di edilizia rurale del Settecento, altre invece molto più antiche, costituiscono un patrimonio storico di altissimo pregio tanto che il complesso della Mandria è stato dichiarato dall'UNESCO "Patrimonio dell'Umanità".
La "Comba", ad esempio, è una tra le più antiche costruzioni della Mandria. Nel restauro del periodo della bonifica (1923 - 1938) venne alla luce un'incisione riportante la data, 1673, a cui si fa risalire l'edificazione; ipotesi confermata anche dai materiali e dalle tecniche costruttive adoperate. Il primato di cascina più antica è detenuto a pari merito con la cascina Romitaggio, che era conosciuta col nome di "eremitaggio", lasciando intuire la sua passata funzione.
Molto particolare è l'edificio della "Bizzarria"; originariamente padiglione di caccia, fu edificato tra il 1861 ed 1862 quale dono dell'allora sovrano, Vittorio Emanuele II, alla moglie Rosa Vercellana.
I grandi allevamenti, oltre che equini anche di bovini, hanno caratterizzato la storia della Mandria fin dalle origini. Negli ultimi anni il Parco ha attivato un'azione di tutela e valorizzazione di razze equine in via d'estinzione; attualmente sono due le specie ospitate: il Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante e il Cavallo Bardigiano.







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