Orto Botanico Padova


Data di inserimento nel patrimonio mondiale: 1997
Criteri: (i)(ii)(iv)(v)

Un po' di storia

L'Orto Botanico di Padova nasce come "giardino dei semplici" (ovvero come luogo cui attingere piante medicinali a fini terapeutici o di studio) su richiesta di Francesco Bonafede, incaricato nel 1543 di insegnare la "materia medica" all'Università di Padova, per facilitare l'apprendimento ed il riconoscimento delle piante da parte dei suoi studenti. Nel 1545 un decreto del senato della Repubblica di Venezia ne approva la costituzione: i lavori sono immediatamente avviati.

Il primo prefetto dell'orto è, nel 1547, Luigi Squalermo detto Anguillara, che fa introdurre quasi 2000 specie medicinali. Nel 1551 all'Anguillara viene affiancato Pier Antonio Michiel, già creatore di un mirabile giardino privato, conoscitore e amatore delle specie vegetali ed autore di un eccellente erbario illustrato.

Nel 1997 è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO, con la seguente motivazione:

L'Orto botanico di Padova è all'origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l'ecologia e la farmacia.


Strutture e collezioni

La struttura odierna dell'orto mantiene sostanzialmente quella del progetto iniziale, opera di Daniele Barbaro, anche se presto modificata parzialmente dal Michiel: un quadrato inscritto in un cerchio rimanda all'ideale di un hortus conclusus, luogo paradisiaco destinato ad accogliere coloro che ricercassero il rapporto tra l'uomo e l'universo.

L'orto ha attualmente una superficie di quasi 22 mila metri quadrati e contiene oltre 6000 piante coltivate. La struttura è circondata da un muro circolare costruito nel 1552 per arginare i furti di erbe medicinali. All'interno quattro spalti sono a loro volta suddivisi in aiuole. Al centro una piscina per le piante acquatiche viene alimentata da un fiotto d'acqua calda proveniente da una falda posta a quasi trecento metri sotto il livello dell'orto.

L'Orto Botanico di Padova conserva intatta, all'interno del muro circolare, la struttura e la disposizione settecentesca delle aiuole, che però ospitano collezioni di piante adeguate alle attuali esigenze didattiche e scientifiche.

Nei quattro quadranti centrali o "quarti" sono coltivate piante rappresentative delle principali famiglie di Monocotiledoni e di Dicotiledoni, disposte in ordine sistematico. Alle piante medicinali oggi sono dedicati due dei quattro settori a ridosso del muro circolare, dove sono coltivate piante medicinali e aromatiche indigene ed esotiche acclimatabili. La collezione, che rappresenta l'evoluzione di una plurisecolare tradizione dell'Orto di Padova, viene continuamente aggiornata con l'inserimento delle piante più significative che si scoprono contenere sostanze di rilevante interesse terapeutico. Sono presenti tuttavia anche alcune piante medicinali di interesse storico, usate in passato, ma oggi ormai superate.

Alle piante dei Colli Euganei e alle piante rare del Triveneto sono dedicati gli altri due settori a ridosso del muro circolare. Di recente costituzione, queste collezioni rispondono a due delle funzioni fondamentali degli Orti botanici moderni:
- far conoscere al pubblico la flora locale, cioè le piante più caratteristiche presenti nel territorio; - contribuire al mantenimento della biodiversità, studiando la biologia di specie rare e minacciate di scomparsa.

Nelle numerose vasche dell'Orto, situate sia all'interno che all'esterno del muro circolare, sono coltivate piante acquatiche, tra cui ninfee, il fior di loto, il papiro d'Egitto. L'importante ruolo svolto, fin dalla sua fondazione, dall'Orto di Padova nell'introdurre per la prima volta in Italia numerose specie esotiche, è documentato dalla collezione situata davanti alle serre.

Qui sono coltivate, in ordine cronologico per data di introduzione, piante esotiche oggi molto note e diffuse, tra cui specie di interesse alimentare e ornamentale. In una delle serre viene esposta, durante la bella stagione, una ricca collezione di piante carnivore, che consentono di verificare le particolari trasformazioni delle foglie in trappole per la cattura attiva o passiva delle prede.

Nonostante l'esiguità dello spazio disponibile, nell'Orto sono stati ricostruiti degli ambienti naturali, dove sono coltivate alcune delle piante che li caratterizzano. Tra questi la macchia mediterranea, il giardino alpino, la torbiera. Durante l'estate viene ricostruito un ambiente desertico, dove sono esposte piante che hanno subìto caratteristiche modificazioni, tali da consentirne la sopravvivenza, anche in presenza di una ridottissima disponibilità di acqua. Nel microambiente caldo e umido della piccola serra delle orchidee sono coltivate piante delle foreste tropicali, tra cui parecchie epifite. Nell'Orto si possono ammirare alcuni alberi di interesse storico.

Attualmente le collezioni includono: Piante medicinali e velenose Piante carnivore Piante grasse Orchidee Piante acquatiche Piante alpine Piante mediterranee Piante tipiche del triveneto

Tra gli esemplari più interessanti va ricordata la cosiddetta "palma di Goethe", un esemplare di palma di San Pietro (Chamaerops humilis L.) messo a dimora nel 1585, che il celebre scrittore tedesco vide nel corso del suo viaggio in Italia e nominò nel saggio la metamorfosi delle piante (1790).

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