Paolo Sorrentino e la sua "Grande Bellezza" alla Fondazione Mirafiore

dal nostro Socio Cornelio Cerato

Chiude in bellezza la stagione della Fondazione Mirafiore a Serralunga d'Alba, nel magnifico spazio all'interno delle Tenute Fontanafredda.

Dopo il successo planetario de “la Grande Bellezza” tutti noi partecipanti all'evento siamo incuriositi ed affascinati da questo autore tutto sommato ancora poco conosciuto. Paolo Sorrentino si rivela fin dalle prime battute molto spiritoso e disponibile.

Anche quando Farinetti per ben tre volte gli chiede delucidazioni sul film “Il capitale umano” (che invece è di Virzì, ospite la settimana prima) il premio Oscar non si scompone, anzi rilancia dicendo che: “Si, in effetti mi sono preparato meglio sul “capitale umano”...tra le calde risate del pubblico. Il tono della conversazione è disteso, quasi fossero due buoni amici, anche se si sono appena conosciuti. A parte l'errore sul titolo del film, Farinetti si rivela ottimo intrattenitore e preciso nelle domande.

Passa poi il microfono a diversi del pubblico, che naturalmente vogliono chiedere al regista di svelare alcuni “dietro le quinte” dei suoi film, non solo della “Grande Bellezza”. A volte Sorrentino è spiazzante nella semplicità delle sue risposte: ad un giornalista che gli chiede se ai personaggi interpretati da Sabrina Ferilli e Carlo Verdone (due romani doc) siano stati volutamente affidati ruoli positivi, egli risponde che non aveva considerato proprio questo aspetto. L'unico momento di disagio lo si avverte quando un' altro interlocutore lo paragona ad un nuovo Fellini: in questo caso Sorrentino dice che non si sente di essere messo sullo stesso piano di quello che considera un vero genio del cinema.

Interessante la risposta data alla domanda: “Come è il suo rapporto con gli attori? Come riesce a far loro recitare al meglio la parte?” ..qui rivela un' aspetto credo abbastanza inedito...”Non sono un regista che domina o istruisce gli attori: sono molto puntiglioso solo nella fase della scrittura della sceneggiatura, dove cerco di non lasciare nulla al caso...dopodichè mi affido completamente alla bravura degli attori. Per me rimane un mistero come quasi sempre possano entrare così bene in un personaggio che io ho solo immaginato e messo sulla carta...il mio rapporto con gli attori è basato moltissimo sull'amicizia e sulla fiducia, con Toni Servillo poi ho davvero una complicità totale.” Ancora un giornalista chiede notizie sul film girato con Sean Penn “This must be the place” e perché secondo lui non ha avuto il successo sperato: “Non ho capito bene”, dice Sorrentino, “e' un film sul quale ho scommesso molto, ma evidentemente non ha trovato riscontro nel pubblico, per me ha non meno importanza de “La Grande Bellezza”.

Ancora domande sulla “Grande Bellezza” : “Che cosa ha provato la notte degli Oscar?” ...”Quello è sicuramente un traguardo ambito da tutti quelli che fanno il mio mestiere” risponde il regista “però, se devo essere sincero, ancora non ho capito bene cosa è successo...forse lo capirò meglio con il tempo...” e poi “da quel momento però ho smesso di fumare: ora mi accontento di un buon sigaro ogni tanto!”.

Interviene anche nella discussione il suo produttore, sollecitato dallo stesso Sorrentino quando alcune domande si fanno più tecniche sulla produzione e sui costi di un film italiano, con cast internazionale: “La Grande bellezza è costato circa 8 milioni di euro.. è una cifra molto bassa per una produzione americana, medio-bassa per una francese...alta per un film greco...” poi il discorso prosegue su argomenti vari e il premio Oscar si concede un'attimo di pausa.

L'intervento finale del regista su “La Grande Bellezza” chiude una lezione sul cinema che si rivela piena di sfaccettature: “Il mio film era molto ambizioso: volevo parlare di tutto, della bellezza e della natura delle cose. Della bellezza di Roma, della sua architettura straordinaria, ma anche della sua decadenza, che è di per se bella. Tanti mi accusano di essere troppo grottesco.. io non mi vedo così: forse la mia ricerca e la mia sensibilità mi portano ad essere più affascinato da certi aspetti della nostra vita, che però sono veri: sono sotto gli occhi di tutti. La “Grande Bellezza” per lo più è stato equivocato come una sorta di critica ad una società decadente. Invece il mio proposito era di raccontare la grazie e il desiderio che si annidano anche nelle forme alle volte grottesche, di decadenza e volgarità. Ma anche nei nostri momenti più bui, ci sono sempre lampi di bellezza”.

Le foto che accompagnano l'articolo sono di Cornelio Cerato

La recensione de "La Grande Bellezza" di Cornelio Cerato


Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali