La cerca e cavatura del tartufo diventa patrimonio immateriale dell'umanità




Questa è una notizia che nobilita una delle pratiche tradizionali più importanti del nostro territorio. La “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali”, presentata dalla Federazione Nazionale Tartufai Italiani (FNATI) e dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo (ANCT) è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

La cerca del tartufo è un percorso indiziario, in cui si chiede al tartufaio di saper cogliere segni, tracce, segnali, apparenze, circostanze, richiami frutto delle sue cognizioni e della memoria orale che si trasmette da una generazione all'altra. E' la scoperta di un segreto che vede il prezioso aiuto degli animali e, attualmente, del cane (il "tabui").

Le conoscenze e i segreti della cerca per lo più vengono trasmessi da padre in figlio e da nonno a nipote all'interno dei nuclei familiari e hanno contribuito a sviluppare l'appartenenza a una comunità che oggi è rappresentata da Associazioni e da singoli detentori.

Questa comunità diffonde il valore culturale della cerca e cavatura del tartufo legato ai vari territori e nel contempo valorizza le altre risorse ambientali, culturali e storiche e le tradizioni legate a questa pratica. Ad esempio le Associazioni favoriscono e organizzano interventi sui terreni di "libera cerca" per salvaguardare l’habitat tartufigeno con opere di manutenzione e rinnovo forestale. Viene svolta ricerca scientifica per studiare l'habitat del tartufo.

La trasmissione delle conoscenze relative alla cerca e cavatura del tartufo sono spesso tramandati attraverso storie, fiabe, aneddoti, proverbi e modi di dire che si riflettono anche nelle tradizioni culinarie. La manutenzione e il presidio dei territori tartufigeni diventano occasione di socializzazione. Il tartufo, che è un condimento spesso abbinato con cibi ricchi di grassi (olio, burro e uovo), diventa motivo per la realizzazione di eventi sociali quali sagre e feste popolari.

Il Comitato, nell’adottare la decisione, ha invitato l’Italia a prestare attenzione al rischio di una potenziale eccessiva commercializzazione e a garantire la sorveglianza e la buona gestione delle attività turistiche. Il Comitato raccomanda inoltre di tenere in considerazione il benessere del cane sia nell’ambito delle attività di cerca e cavatura del tartufo che durante la pianificazione e l’attuazione delle misure di tutela. L’ultimo suggerimento dato è la condivisione delle esperienze di tutela con altri Stati con caratteristiche simili.

Per il territorio di Langa, Roero e Monferrato , l’inclusione di questo nuovo elemento tra i patrimoni culturali rafforza il legame con l’UNESCO e dimostra, se ce ne fosse bisogno, come la progettualità legata alle iniziative di questa Organizzazione Internazionale conferisca rilevanza al territorio e ne rappresenti un essenziale strumento di tutela e di valorizzazione.

filmato: "La cerca del tartufo" di ciabe09 reperito su youtube





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