L'intervento del Club UNESCO di Cuneo alla presentazione della candidatura Fondazione Ferrero, Alba, 20 ottobre 2006

E’ stata felicemente individuata l’occasione del Convegno attuale per presentare, al grande pubblico, il progetto di iscrizione di Langhe, Roero e Monferrato nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Il sito Langhe, Roero e Monferrato ben merita tale candidatura: già terra povera, arida, costretta all’emigrazione, ha saputo evolversi in modo tale da presentarsi al mondo come uno dei futuri “gioielli” che compongono il Patrimonio Mondiale dell’Umanità e che, per la loro eccellenza ed unicità, sono degni di figurare nella Lista dell’UNESCO.

L’UNESCO è l’Organizzazione Mondiale che promuove lo sviluppo della Scienza, della Cultura e dell’Educazione. Ha sede in Parigi ed è presente a Cuneo, dove svolge da 45 anni, sotto forma di Club UNESCO, svariati e qualificati compiti culturali.

Una delle funzioni più importanti ed apprezzate dell’UNESCO è l’impegno per la Salvaguardia dei Beni Culturali ….. “ esistono certi luoghi sul pianeta che hanno un valore così universale ed eccezionale che la loro protezione incombe non solo sul Paese che li ospita ma all’intera Comunità Internazionale”.

Essi rappresentano l’eredità trasmessaci dal passato (World Heritage), sia come monumenti, città, opere d’arte, che come siti naturalistici; hanno caratteristiche irripetibili che, nel caso di perdita o distruzione, non potrebbero più essere ricostituite.

A noi, generazioni presenti e ancor più a quelle future, spetta l’obbligo di salvaguardarli, di difenderli dal degrado, di valorizzarli affinché costituiscano il Patrimonio dell’Umanità. Una lista prestigiosa ed esclusiva, che elenca tali tesori, si arricchisce di anno in anno di ulteriori acquisizioni, ma l’ingresso è limitato a pochi fra i molti che lo richiedono: tale lista è la Lista del Patrimonio che oggi comprende 800 unità.

In tale Lista ha chiesto di entrare la zona che ci sta a cuore: Langhe, Roero e Monferrato. L’iscrizione comporta vantaggi sicuri e, nel contempo, grandi responsabilità:

  • L’immagine del sito viene valorizzata a livello mondiale;
  • Il sito entra in un circuito mondiale quanto a interesse, turismo, redditività;
  • Il valore aggiunto del territorio in termini commerciali, di posti di lavoro, ecc.;
  • La salvaguardia dell’ambiente.

Proprio quest’ultimo è il principio fondante della Lista dell’UNESCO: si è incominciato a percepire la necessità di difendere l’ambiente: non è più l’idea isolata di qualcuno, bensì un concetto che viene compreso ed assimilato dalle Istituzioni, dalle Imprese, dalla gente comune. Quello che un tempo costituiva un ambiente naturale – pianura, collina, montagna – si sta progressivamente degradando tanto da rassomigliare sempre più a una zona urbana industrializzata.

Il rapidissimo e non coordinato sviluppo dell’economia ha una tale imponenza da produrre effetti incontrollabili e, soprattutto, irreversibili.

Se la tendenza in atto dovesse consolidarsi e protrarsi, ne deriverebbe un declino progressivo in grado di mettere a rischio non solo l’ambiente ma la stessa economia.

Un turismo fuori controllo, non oculato e mal distribuito nel corso delle stagioni, determina squilibri dannosi e, nel lungo termine, improduttivi. Si vengono in tal modo ad alterare le qualità socio-culturali del Sito.

L’antica società contadina era fortemente legata al patrimonio terriero sia per ragioni di sussistenza che di inconscio attaccamento culturale e di memoria: la “terra” andava conservata e difesa con oculata parsimonia.

Tali orientamenti sono stati stravolti da un’insensata speculazione immobiliare tramite l’urbanizzazione degli spazi rurali.

Le nuove generazioni, attratte da modelli di vita ormai estranei al luogo di origine, sono le più sollecite a fuggire ignorando che i benefici implicano un lavoro a lungo termine e, soprattutto, richiedono educazione, formazione culturale e partecipazione.

Se viene a mancare la conservazione del sentimento di luogo e di appartenenza, non ci sarà futuro.

Precipuo merito dell’UNESCO è l’aver rivendicato, come inalienabile diritto dell’Umanità, la conservazione del Patrimonio dell’Umanità e la sua valorizzazione per il presente e per il futuro.

Il concetto di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale, comporta scelte e responsabilità nell’affrontare l’impegnativa richiesta di iscrizione nella Lista del Patrimonio.

L’ambìto sigillo di eccellenza dell’UNESCO e il riconoscimento mondiale che ne consegue, non viene concesso senza la contropartita di un impegno preciso che comporta essenzialmente un radicale cambiamento di mentalità locale.

Un approccio di natura puramente “commerciale-speculativo” rende difficile conciliare il profitto individuale immediato e lo sviluppo generale a lungo termine.

L’UNESCO chiede pertanto di farsi garanti di un processo di conservazione e di valorizzazione tale da conciliare passato e futuro.

L’UNESCO non si oppone alle trasformazioni indotte dell’evoluzione socio-economica, ma esige un coordinamento armonizzato ed orientato verso uno sviluppo durevole.

La costruzione e la realizzazione di tale modello deve essere collettiva, ad opera di una popolazione che si identifichi attraverso obiettivi comuni.

Le popolazioni, in quanto soggetto direttamente coinvolto, devono essere informate in termini semplici ed orientate alla comprensione di un problema di notevole complessità. Gli estremismi, soprattutto se pilotati, non portano che danni paurosi.

E’ possibile raggiungere gli obiettivi proposti senza far ricorso a violenze o resistenze, nel semplice rispetto delle varie diversità.

Si impone pertanto una stretta e consapevole collaborazione tra privati ed Enti Pubblici.

Si tratta di esplorare le vie di una nuova governance innovatrice per un paesaggio di eccezione: è l’avvenire del nostro pianeta.







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