Segnalazione - Presentazione del "Laudario di Saluzzo" - Relatore Prof. Marco Piccat
Letture e interpretazioni di Pia Ghigo Cappelli e Valerio Dell’Anna del Teatro del Marchesato
Cattedrale di Saluzzo - Mercoledì 25 Marzo 2015 ore 21.00



Il Laudario, raccolta di preghiere musicate e canti che i Saluzzesi rivolgevano a Cristo, alla Vergine e ai Santi, il più antico tra quelli ora conservati in Piemonte, è contenuto in un manoscritto cartaceo della fine del XV secolo, appartenuto alla Compagnia dei Disciplinati, ed ora presso l’Archivio Storico della Diocesi.

Come ricorda don Mariano Tallone, Parroco del Duomo, nella presentazione,

Le laudi sono nate per allietare le liturgie: sono in effetti come delle preghiere speciali, alcune spontanee altre studiate, tutte composte nel tentativo di mettere il fedele in contatto con Dio, con un Dio che preservi dalla vita difficile di ogni giorno, dalle malattie, come la peste, dalla fame, dal fuoco e dalla guerra. Molti di questi 'mali' sono ancora quelli per cui i Saluzzesi di oggi pregano, quasi negli stessi luoghi dei loro antichi predecessori. Certo, nella Chiesa e nella società civile molte cose sono cambiate: non sono più i Disciplinati a fare funzionare l'Ospedale di Saluzzo, non ci sono più flagellanti che si umiliano in ricordo della Passione di Cristo, non ci sono più nelle celebrazioni liturgiche, canti spontanei e di invenzione, quali erano in origine quelli propri dei Disciplinati. Eppure leggere questo libro che tratta di cose che apparentemente non ci sono più, può servire al fedele di oggi per comprendere come, nel passare dei secoli, la speranza nei cristiani sia qualcosa di connaturato, di forte, di insistente, di eterno.

Il manoscritto apparteneva alla Compagnia dei Disciplinati, gruppo di laici, che perseguiva l'obbietivo di soccorrere il prossimo, aiutando i poveri e curando i malati della Città, meditava sulla Passione di Cristo cui si immedesimava con la pratica della flagellazione, e cantava in una lingua venuta da lontano - e che andava adattando al mutare dei tempi - la propria sincera fede religiosa.

La raccolta ora edita si compone di una quarantina di laudi, scelte riprendendo il nucleo completo delle devozioni più antiche. Il canto era previsto nelle funzioni liturgiche e durante i riti processionali che si svolgevano dapprima intorno alla chiesa di san Giovanni e poi nella città bassa, presso la cappella di san Sebastiano, all’inizio della via dei Portici Oscuri.

Il laudario di Saluzzo, per la prima volta edito integralmente, è attualmente il più antico tra quelli oggi conservati in Piemonte e sebbene appartenga all'ultimo periodo di diffusione manoscritta del genere, risulta di particolare interesse storico-culturale e linguistico per l'opportunità che offre di intrare nella religiosità popolare di un tempo che aspirava alla pace e al benessere delle Comunità, impegnandosi nell’allestimento del primo ospedale cittadino, cantando, soffrendo sulla propria carne, pregando il Cielo di farsi terra.

Nella serata del 25 marzo Pia Cappelli Ghigo e Valerio Dell’Anna del Teatro Prosa Saluzzo interpreteranno una scelta delle laude presenti nel testo, che seguono lo sviluppo dell’Anno liturgico, partendo dall’Avvento, toccando il Natale e l’Epifania, per giungere al momento della Passione e della Resurrezione di Cristo. Alcune letture riguarderanno la devozione a Santi e Sante di particolare venerazione a Saluzzo, ed altre invece due tematiche forti della predicazione domenicana del tempo: l’Attesa della fine del mondo e il Contrasto tra il Morto e il Vivo. In aderenza alla genuina espressione di fede degli antichi confratelli, un momento di particolare inensità sarà riservato alla devozione più autentica, richiamata in molte delle laude qui raccolte, quella della Vergine Maria e un altro alle preghiere per la tutela divina dell’intera città di Saluzzo, marchesi, consiglieri della comunità, donne e signori, sorelle…in un tempo in cui guerra, fame, peste e paura del domani minavano non solo la perseveranza del gruppo de Disciplinati, ma l’intera vita di una Saluzzo, operosa ed attiva, che compare citata per la prima volta, nel testo, col nome corretto, da‘ villa‘ in ‘città‘ .

 

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