Il bello deve ancora venire - The Best is Yet to Come



Mercoledì 19 giugno alle ore 16.30, in presenza dell’Assessore al Welfare della Città di Torino Sonia Schellino, si è tenuto, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, l’evento conclusivo del progetto Il bello deve ancora venire / The best is yet to come, a cura di Arteco, Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e Città di Torino, con la collaborazione di Fondazione per l’Architettura / Torino e con il sostegno di Compagnia di San Paolo e Lions Club Torino Host Regio. Saranno presentati gli esiti di un progetto innovativo realizzato all’interno di quattro Comunità residenziali educative per minori sul territorio torinese che ha coinvolto, fra gennaio e aprile 2019, adolescenti residenti, educatori, studenti dell’Accademia, designer e architetti in percorsi di sperimentazione e creatività volti a trasformare gli spazi abitativi delle Comunità. Interverranno, insieme ai partner del progetto, anche il Giudice del Tribunale per i Minorenni Dante Maria Cibinel e la responsabile dell’Ufficio Educazione del MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma Marta Morelli.

Fra gennaio e aprile 2019, più di trenta adolescenti ospitati da Comunità residenziali educative per minori e dieci studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, guidati da giovani professionisti attivi nei settori del design e dell’architettura (Studio Fludd, Studio TUTA, Izmade e Viola Gesmundo) e dalla mediatrice culturale Caterina Squillacioti, sono stati coinvolti in percorsi di sperimentazione e creatività volti a trasformare gli spazi abitativi di quattro Comunità sul territorio torinese: CER Passoni 18 (Coop. San Donato), CEM Kiki (Coop. Valpiana), CER Giulia (Coop. Mirafiori), CER minori Cascina La Luna (Coop. Soc. P. G. Frassati). Ne sono emerse quattro esperienze diverse, in termini di tipologia di progetto realizzato – a cavallo fra architettura di interni, design, illustrazione e grafica – e di modalità di partecipazione.

Nato da una necessità rilevata in seno alle Comunità educative per minori sul territorio torinese e espressa dal Giudice del Tribunale per i Minori di Torino Dante Maria Cibinel, l’iniziativa prende avvio con l’obiettivo di “far entrare in azione la bellezza” nelle Comunità attraverso il coinvolgimento di studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Reso possibile grazie al contribuito della Compagnia di San Paolo e del Lions Club Torino Host Regio, con la sponsorizzazione tecnica di Covema Vernici, il progetto è stato curato da Arteco e Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, con la collaborazione di Città di Torino e Fondazione per l’Architettura / Torino.

Al centro del progetto si collocano i minori residenti nelle Comunità e gli spazi abitativi da trasformare. Attorno a questo nucleo e alle figure degli studenti dell’Accademia chiamati ad intervenire nelle Comunità, Arteco ha costruito una rete di attori capace di apportare punti di vista, conoscenze e competenze complementari, al fine di strutturare percorsi partecipati nei quali arte e architettura sono intese come device per una innovazione sociale trasversale. Designer, grafici, illustratori, architetti, studenti dell’Accademia, una mediatrice culturale e una fotografa sono stati coinvolti nel progetto, ciascuno con un ruolo specifico e tutti con il medesimo approccio collaborativo, chiave utile a rendere l’esperienza un’occasione di dialogo intergenerazionale, di protagonismo culturale e di apprendimento. Ritenendo la dimensione architettonica fondamentale in un progetto che si sviluppa all’interno di realtà abitative con caratteristiche peculiari e complesse, quali sono le Comunità per minori, Arteco ha invitato a partecipare, inoltre, la Fondazione per l’Architettura / Torino, con l’obiettivo di trasformare questa puntuale “incursione” in contesti architettonici poco noti in un’occasione per stimolare i professionisti del settore ad avvicinarsi a questo specifico tema progettuale e all’urgenza di alcune situazioni.

I sopralluoghi nelle Comunità e il dialogo con gli educatori hanno permesso di tradurre le ipotesi di partenza in percorsi modellati sui bisogni e sugli specifici contesti di ciascuna delle quattro realtà coinvolte. Caratteristiche architettoniche proprie di ciascuna abitazione e esigenze specifiche emerse nelle diverse Comunità hanno spinto a selezionare quattro gruppi di professionisti - inseriti nel progetto come “tutor creativi” e responsabili del coordinamento dei quattro workshop partecipati – caratterizzati da percorsi accademici e professionali molto vari. L’intenzione, infatti, era quella di costruire, per ciascuna Comunità, un gruppo di lavoro che potesse interagire al meglio con i minori partecipanti e che fosse capace di apportare, condividendo il proprio approccio progettuale, quella spinta trasformativa di cui le singole Comunità hanno espresso l’esigenza. Si è optato per professionisti che avessero forti legami con la realtà torinese e le sue espressioni creative per offrire ai minori e agli studenti dell’Accademia un’occasione di scambio che potesse portare anche alla conoscenza di luoghi di lavoro culturale, sperimentazione e aggregazione che il territorio offre, dai laboratori artigiani, agli enti di formazione, sino agli spazi espositivi, istituzionali e indipendenti. Attingendo al mondo dell’architettura e quello dell’eco-design, all’universo della grafica e a quello dell’educazione alle arti visive, sono stati individuati e messi in relazione, ciascuno con la Comunità più adatta, Viola Gesmundo, Izmade, Studio Tuta e Studio Fludd.

Anche gli studenti dell’Accademia Albertina sono stati selezionati, con il supporto dei docenti Laura Valle, Massimo Voghera e Fabio Amerio, in base a percorsi accademici e inclinazioni e sono stati assegnati a coppie a specifiche Comunità in funzione del contribuito che avrebbero potuto dare in dialogo con i tutor. Due dei dieci studenti, provenienti dall’indirizzo di fotografia, hanno invece realizzato reportage fotografici e video durante lo svolgimento delle attività nelle quattro Comunità, con l’obiettivo di documentare l’intero processo.

I workshop coordinati dai tutor sono stati preceduti da incontri propedeutici condotti, con tecniche e strumenti di matrice teatrale, dalla mediatrice culturale e performer Caterina Squillacioti, con l’obiettivo di supportare la creazione del gruppo - che includeva anche minori provenienti da altre Comunità - attraverso un viaggio esperienziale alla scoperta dello spazio abitativo oggetto di intervento, in cui le risorse immaginative di ciascuno potessero trovare espressione e ascolto. Ad affiancare la mediatrice è intervenuta l’Architetta Veronica Dinatale, selezionata tramite public call da Fondazione per l’Architettura /Torino a svolgere un’attività di osservazione utile alla trasposizione delle conoscenze apprese in ambito architettonico.

Complessivamente, le attività sono durate 20 ore in ognuna delle Comunità: un orizzonte temporale ridotto per permettere ad ogni fase della trasformazione – da quelle percettive a quelle concrete – di realizzarsi e sedimentarsi completamente. Si è trattato, tuttavia, di un’esperienza che ha generato partecipazione, innescato cambiamenti e offerto spiragli di apertura verso possibili sviluppi futuri. L’impatto positivo del progetto è emerso da un processo di valutazione sviluppato in itinere a più voci e conclusosi con questionari di valutazione targettizzati somministrati a tutti gli attori.

Affinché la traccia delle trasformazioni innescate dal progetto, anche quelle più sottili, fosse leggibile visivamente, è stata coinvolta la fotografa Francesca Cirilli, che ha condotto un lavoro sull’osservazione dei processi di cambiamento avviati all’interno delle Comunità. Affinché questa esperienza possa costituire il primo passo di un percorso più ampio, si è voluto strutturare un piccolo progetto editoriale che si è arricchito di interventi capaci di delineare l’orizzonte nel quale l’iniziativa si inserisce. Alla base, si pone una riflessione interdisciplinare sul diritto alla cultura, all’abitare di qualità e alla città in contesti di esclusione sociale, che tiene insieme le voci raccolte nella pubblicazione affiancando testimonianze di attori che hanno preso parte al progetto a interventi di ricercatori che si occupano di tematiche affini in contesti diversi, quali Marta Morelli (responsabile Ufficio Educazione MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma), Catterina Seia (co-founder Fondazione Medicina a Misura di Donna), Giangavino Pazzola (CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia).

Il progetto intende porsi, dunque, come un’esperienza pilota volta alla costruzione di un modello di intervento partecipato che possa estendersi ai diversi contesti in cui i temi della diversità e dell’esclusione socioculturali sono centrali, ponendo l’interconnessione fra problematiche sociali, creatività e produzione artistica - in una dimensione spiccatamente architettonica - come chiave per l’(auto)rappresentazione di differenze culturali e input di empowerment culturale nonché come occasione di riqualificazione e riappropriazione di spazi condivisi.









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